UNA SFIDA CHE CI STA A CUORE: IL PROGETTO COR DEL GRUPPO SAN DONATO

Mar 10 • IN PRIMO PIANO • 1829 Views • Nessun commento su UNA SFIDA CHE CI STA A CUORE: IL PROGETTO COR DEL GRUPPO SAN DONATO

Obiettivo: individuare terapie sempre più mirate ed ecaci per i pazienti con malattie cardiovascolari. Non solo per allungare la vita, ma anche e soprattutto per migliorarne la qualità

Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nei Paesi industrializzati. Provocano circa il 40% dei decessi, superando la mortalità dovuta ai tumori. Un dato importante, che molti non conoscono: spesso le malattie del cuore e dei grandi vasi non ci fanno paura e non ne conosciamo da vicino gli effetti. Gli straordinari progressi nel trattamento dell’infarto degli ultimi 20 anni ci hanno rassicurati sulla possibilità di sopravvivere a un evento che, per la generazione precedente, equivaleva alla morte, e che comunque ha una mortalità di circa il 10%. Tuttavia occorre ancora gettare luce sulle nuove popolazioni di pazienti che oggi sono in cerca di cure: se infatti, da un lato, l’emergenza viene trattata in modo più efficace, dall’altro, ci sono pazienti che si trovano a dover convivere con un cuore scompensato, che può generare aritmie, “sopravvissuto” a un evento acuto, e ad affrontare dunque condizioni croniche e debilitanti. Solo lo scompenso cardiaco interessa circa un milione di pazienti in Italia, con un’incidenza in continua crescita. Dopo i 65 anni è la prima causa di ricovero in ospedale e rappresenta dunque un problema di salute pubblica di enorme rilievo, una malattia importante dal punto di vista sociale, con costi rilevanti per i sistemi sanitari e grave impatto sulla qualità della vita dei pazienti, ancora oggi non del tutto curabile. Convivere con una malattia cronica di questo tipo, che determina dispnea, affaticamento costante, insufficienza respiratoria, è complesso e gravoso e necessita di terapie di grande impatto come l’impianto di un defibrillatore e frequenti ospedalizzazioni. Non solo occorrono tecnologie sempre più a misura di paziente, ma anche l’investimento in scenari terapeutici completamente nuovi. Tra questi pazienti un gruppo molto particolare è rappresentato da coloro che sono stati operati in età pediatrica e che presentano un’ulteriore evoluzione della patologia congenita. Le nostre cardiochirurgie per pazienti pediatrici anche neonati e per adulti affrontano oggi complessità impensabili solo 20 o 30 anni fa, ma come trattare i pazienti adulti sottoposti a questi trattamenti chirurgici? Che qualità della vita viene loro offerta?

 

> Leggi di più a pagina 20 del numero di Febbraio 2016

 

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