TECNICHE MININVASIVE PER IL TUBO DIGERENTE

Set 1 • NEWS • 2227 Views • Nessun commento su TECNICHE MININVASIVE PER IL TUBO DIGERENTE

Il professor Rosati e la chirurgia gastroenterologica del S. Raffaele

L’utilizzo della chirurgia mininvasiva avanzata nella patologia neoplastica del tubo digerente è oggi sempre più diffusa. L’evoluzione della tecnologia ha aumentato il livello di precisione e di accuratezza degli interventi chirurgici, anche quelli più complessi. “L’affinamento delle tecnologie – sottolinea il professor Riccardo Rosati, direttore dell’Unità di chirurgia gastroenterologica dell’Ospedale San Raffaele di Milano – riguarda sia la qualità delle immagini che la dotazione strumentale chirurgica. Oggi disponiamo di telecamere e monitor all’avanguardia, che trasmettono immagini tridimensionali, o bidimensionali con la nuovissima tecnologia 4k a definizione addirittura superiore al full Hd. Nella strumentazione chirurgica, invece, i device per “tissue sealing” con impiego di ultrasuoni, radiofrequenza o energia mono e bipolare, permettono di ottenere una sintesi dei vasi e una coagulazione molto efficace. In questo modo è possibile eseguire manovre chirurgiche con estrema precisione e perdite di sangue praticamente nulle”. Il trattamento chirurgico per via miniinvasiva si esegue in circa il 50-60% dei casi di tumore del colon, del retto, dello stomaco e dell’esofago. Ciò significa un decorso postoperatorio più favorevole, un’incidenza inferiore di complicanze ma soprattutto un risultato oncologico sovrapponibile, se non migliore, di quello ottenuto con la tradizionale chirurgia “aperta”. “Gli strumenti chirurgici – sottolinea il professor Rosati – vengono introdotti attraverso piccole cannule e l’intervento seguito attraverso un monitor. La chirurgia delle neoplasie del tubo digerente consiste grossolanamente nell’asportazione del segmento “malato” e dei linfonodi loco-regionali, e nella ricostruzione del tratto asportato con un altro segmento di viscere isolato e modellato come sostituto per ricostituire una normale canalizzazione”. L’Unità di chirurgia gastroenterologica del San Raffaele esegue circa 2mila interventi chirurgici all’anno, di cui circa 300 per tumori del colon-retto, 100 per tumori gastrici e 80 per tumori esofagei (uno dei centri a maggior volume in Italia). È fondamentale una diagnosi precoce e quindi l’esecuzione degli accertamenti in soggetti a rischio genetico per lo sviluppo di alcune neoplasie, come ad esempio il tumore colorettale. Per quanto riguarda invece l’adenocarcinoma dell’esofago passa spesso attraverso la malattia da reflusso gastroesofageo, che, spesso sottovalutata, porta a lesioni della mucosa esofagea (il cosiddetto esofago di Barrett). Questa va diagnosticata con endoscopia ad alta definizione ed esame istologico, e va monitorizzato il potenziale evolutivo verso una neoplasia. Il paziente, in base alla propria storia clinica, deve essere consigliato dal proprio medico a sottoporsi a esami diagnostici o programmi di screening.

MILANO

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