SOLO LAVORANDO INSIEME, C’È PROGRESSO

Ago 22 • NEWS • 845 Views • Nessun commento su SOLO LAVORANDO INSIEME, C’È PROGRESSO

Tra i massimi esperti mondiali in tecniche mininvasive, il dottor Mattia Glauber crede fortemente nell’interdisciplinarietà

 

Quanto è lunga la strada che porta al cuore di una persona? Nel mondo della Cardiochirurgia moderna, solo pochi centimetri. È la rivoluzione operata dalle tecniche e dalle tecnologie mininvasive di cui Mattia Glauber è uno dei massimi esperti mondiali. Il dottor Mattia Glauber è il direttore dell’Unità operativa di Chirurgia del Cuore e dei grossi vasi presso l’Istituto clinico Sant’Ambrogio di Milano. Ha effettuato circa diecimila interventi di cui tremila mini-invasivi e ha 200 pubblicazioni scientifiche al suo attivo. Dirige il master internazionale sull’innovazione in Cardiochirurgia presso la Scuola Superiore S.Anna di Pisa e rappresenta un punto di riferimento internazionale per la formazione e la divulgazione di queste nuove metodologie, che hanno portato notevoli vantaggi ai pazienti. Il principio di fondo di questa rivoluzione in campo cardiologico è intuitivo, la tecnica invece è molto raffinata e non tutti la padroneggiano come il dottor Glauber. Può spiegarci di che si tratta? In poche parole, si tratta della possibilità di operare un paziente al cuore senza dovere aprire completamente lo sterno. Un vantaggio non da poco per il paziente, che avrà cicatrici ridottissime, anche se questo, tra gli innumerevoli vantaggi, è solo l’ultimo, in quanto esclusivamente estetico. Arrivare al cuore di un paziente con le tecniche mininvasive, infatti, permette in primo luogo di evitare o almeno diminuire alcuni rischi. Per esempio le infezioni, che sono meno frequenti, e il sanguinamento, ovviamente più ridotto. Col metodo mini-invasivo, il paziente viene posto in circolazione extracorporea per il tempo necessario all’intervento, quindi poco più di un’ora. La tecnica è tanto innovativa quanto rapida. Infatti, è necessario un terzo del tempo rispetto alla tecnica tradizionale, dove la valvola viene fi ssata con almeno una quindicina di suture. Quali sono gli altri vantaggi off erti da un’operazione mininvasiva al cuore come quella da Lei proposta? Dati comparativi tra tecniche tradizionali e accessi mininvasivi, dimostrano come nel decorso postoperatorio il paziente avverta meno dolore e diminuisca la probabilità di complicanze tipo il sanguinamento o l’insuffi cienza respiratoria. Di conseguenza, si riduce la necessità di trasfusioni di sangue e del tempo di ventilazione assistita. Anche la degenza in terapia intensiva si abbrevia. Insomma, gli interventi mininvasivi accorciano i tempi di convalescenza e il ritorno alle normali abitudini di vita. Lavoro compreso. Inoltre oggi è possibile operare paziente sempre più anziani ottenendo risultati che un tempo erano impensabili. E per il chirurgo? Gli interventi sono più semplici o più impegnativi? Con le nuove tecnologie si sono superate le iniziali diffi coltà legate all’esecuzione di alcuni gesti chirurgici e all’allungamento dei tempi in interventi complessi. Ora è tutto più rapido. Oggi la sostituzione valvolare aortica, per esempio, avviene per mezzo di bioprotesi sutureless, applicabili, cioè, senza punti di sutura. Quali valvole aortiche usa più di frequente e quali caratteristiche presentano? Una delle più impiegate è la valvola Perceval, prodotta dal gruppo Sorin. Si applica in pochi minuti e, una volta posizionata, si espande automaticamente. I vantaggi nell’adozione di questa protesi risiedono nella semplifi cazione dell’atto chirurgico e nella possibile diffusione degli interventi mininvasivi. Al Sant’Ambrogio, Istituto del Gruppo ospedaliero San Donato, Research and University Hospitals, eseguiamo regolarmente questo tipo di intervento. Come off re il suo contributo all’evoluzione delle tecniche chirurgiche? Per me l’evoluzione della tecnica chirurgica, l’innovazione tecnologica, la ricerca di base e quella clinica vanno di pari passo. Io ho indirizzato la progettazione di nuovi strumenti e svolgo un’attività continua nel trasferimento di conoscenze alla comunità scientifi ca interessata all’argomento. A tale attività mi dedico con passione da tempo. Il mio obiettivo è e sarà sempre rendere la cura dei pazienti più effi cace e disponibile. Per questo lavoro con ingegneri, informatici, biologi, biochimici e ricercatori: senza interdisciplinarità non c’è progresso.

 

MILANO – FORTE DEI MARMI

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