SE LA RADIOLOGIA È INTERVENTISTICA

Ago 25 • NEWS • 1434 Views • Nessun commento su SE LA RADIOLOGIA È INTERVENTISTICA

All’Ospedale S. Croce e Carle primi in Italia a curare i pazienti con un trattamento mininvasivo per l’Ipertro_a Prostatica Benigna

 

Il reparto di Radiologia dell’ospedale S. Croce e Carle è da sempre una realtà di riferimento per il territorio ma non solo. Dispone di apparecchiature diagnostiche di eccellenza tra cui tre TC, due risonanze magnetiche, una diagnostica senologica completa e una Radiologia Interventistica, con due sale angiografiche e una sala ibrida per procedure complesse interventistico- chirurgiche. Nel 2015 sono stati eseguiti oltre 165.000 esami di cui oltre 25.000 TAC e 11.000 risonanze magnetiche compresi gli esami neuroradiologici. Il dottor Maurizio Grosso, direttore del Dipartimento Radiologico, spiega “Il nostro centro è punto di riferimento regionale e, per alcune patologie, nazionale, per quanto riguarda la Radiologia Interventistica. La RI è una disciplina medica che negli ultimi decenni ha avuto un notevole sviluppo permettendo interventi mini invasivi sotto controllo radiologico o di altre tecniche di immaging, sostituendosi spesso agli interventi chirurgici tradizionali”. Recentemente una tecnica di radiologia interventistica è stata proposta per il trattamento dei sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna, patologia frequente fino all’80 % negli uomini tra i 70 e gli 80 anni. L’embolizzazione delle arterie prostatiche diviene perciò una valida alternativa all’intervento chirurgico di adenomectomia e alla resezione trans-ureterale o TURP nei pazienti a elevato rischio operatorio. Con un piccolissimo tubicino, il microcatetere, sotto guida radiologica si naviga nelle arterie fino a raggiungere le arterie prostatiche, vasellini del diametro di 2 mm, e si iniettano delle microsfere (embosphere) che determinano un’ischemia della ghiandola con progressiva riduzione del volume e scomparsa dei sintomi urinari. Evidenzia il dottor Grosso: “Abbiamo iniziato, per primi in Italia, tale trattamento da oltre tre anni lavorando in stretta collaborazione con gli urologi con cui condividiamo le indicazioni e la gestione del paziente, quaranta pazienti con risultati assai incoraggianti. “I principali vantaggi – precisa il dottor Grosso – sono legati al fatto che tale tecnica viene eseguita in anestesia locale, senza tagli, con assenza di dolore, con un ricovero di 1 o 2 giorni e con scarsissime complicanze. Questa metodica ha permesso di risolvere le problematiche dovute ai sintomi di difficoltà di minzione, riuscendo a rimuovere il catetere a permanenza nei pazienti affetti da questa patologia”.

CUNEO

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