Roberto Bolle

PURA BELLEZZA ON DANCE

Mar 13 • IN PRIMO PIANO, NEWS • 606 Views • Nessun commento su PURA BELLEZZA ON DANCE

L’appassionato controllo è l’ossimoro sul quale Roberto Bolle ha costruito un corpo scultoreo e una carriera planetaria da ètoile. Senza stancarsi mai…

 

E’ successo. È nato il figlio di Tersicore, la musa della danza nella mitologia greca. Il suo nome è Roberto Bolle. Difficile trovare uomo più talentuoso, ballerino più appassionato e dalla bellezza tanto abbagliante. Quasi impossibile trovare chi non lo conosce o lo trovi antipatico. Dai bambini appena in grado d’intendere agli anziani quasi disinteressati alla vita, lo conoscono tutti. Persino i detrattori del genere vedono in lui arte, garbo e bravura. E poi, fa un baffo all’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, con quel suo corpo anatomicamente perfetto e ogni singolo muscolo de nito; ha un viso rubato al mondo della moda, incredibilmente fotogenico e comunicativo, ha un’energia inesauribile e un rigore da fare invidia, peculiarità, questa quest’ultima, che esalta e dà consistenza alla sua arte. Ma, insomma, un difetto ce l’avrà pure… Si. È timido. Almeno, dice di esserlo.

Mosso da passione profonda

Trovato questo suo lato profondamente umano, cominciamo a parlare di Roberto come uomo e non come divinità della danza, per quanto sia difficile scindere le due cose. Roberto, infatti, balla da quando aveva sette anni. Oggi va per i 44. E chissà per quanti anni ancora lo vedremo sui palcoscenici di tutto il mondo.

Si diceva sette anni. Era solo un bambino quando rimase folgorato dai balletti visti in televisione il sabato sera e si fece promettere dalla mamma l’iscrizione a una scuola di danza. Ciò avvenne qualche anno dopo, appunto a sette anni. Fino ad allora il ballo era solo movimento libero, Roberto non conosceva il mondo delle regole, della disciplina, del sacrificio, ma non si spaventò affatto nel dover affrontare quelli che per molti sono gli effetti collaterali della danza classica. Anzi, incanalò nel rigore le proprie emozioni e iniziò a esplorare il suo corpo e la sua anima. Oltre a un fisico adatto, flessibile e potente, infatti, Roberto ha la fortuna di avere quelle doti interpretative, quell’eleganza e quella sensibilità che ben si armonizzano con la danza e ne sono imprescindibili componenti. Altrimenti il magistrale movimento dei muscoli non sarebbe che un esercizio atletico, d’alto livello, ma non comunicativo. La danza, invece, interpreta un personaggio e a volte la vita intera del suo esecutore, attraverso il gesto, il fluttuare con la musica. È così che Roberto ha iniziato a indagare la sua timidezza, tenendo le parole per sé ed esprimendosi con i movimenti.

A guardarlo adesso, mentre balla esibendo senza imbarazzi il suo corpo statuario e spesso nudo, non si direbbe che è timido. Sul palco si trasforma, il rapporto con il pubblico lo galvanizza e lo carica, ma lui, lì, incarna la danza, è Bolle, non semplicemente Roberto. Con gli amici, nella sua vita privata o nelle occasioni sociali, invece, rimane il timido di sempre. A volte è persino in soggezione. Come quando, a 15 anni, dopo soli tre anni di Accademia alla Scala di Milano, incontrò per la prima volta Rudolf Nurayev, che lo scelse per il ruolo di Tadzio nell’opera Morte a Venezia. Di fronte al suo mito, al mostro sacro del secolo scorso, al ballerino che abbatté il confine tra balletto classico e danza moderna, a Roberto mancarono le parole. E anche quella volta fu il suo corpo a comunicare. Parlarono la sua passione per la danza, la perfezione dei suoi esercizi alla sbarra, le capacità eccezionali che trasudavano già tutti i pori in giovane età.

Fu la direttrice della Scala a non consentire a Roberto di prender parte al balletto di Nurayev, ma quell’incontro fu l’inizio di una carriera folgorante.

Alimentazione controllata e allenamenti per essere sempre il migliore

La cura di Roberto per il corpo nasce innanzitutto da un grande rispetto per lo strumento che gli consente di essere una stella fra le stelle nella propria disciplina. La macchina perfetta che ha costruito negli anni di duro lavoro in sala prove non ha segreti per lui: ne conosce ogni aspetto e
ogni esigenza, in maniera approfondita, tanto da sapere cosa gli fa bene e cosa no. Va da sé che Roberto abbia una grandissima attenzione per l’alimentazione. Mangia moltissimo e tiene a dare al proprio corpo il carburante giusto, per cui nella sua dieta ci sono poca carne, tanto pesce e tanta verdura. Sgranocchia semi tutto il giorno, dicono i suoi più stretti collaboratori, e non si concede quasi mai eccezioni. Se durante le feste fa uno strappo alla regola, rimedia subito con un allenamento in più, perché viceversa ne pagherebbe subito le conseguenze.

Danzare ai suoi livelli implica rigore e disciplina ferrea, anche nel tenere allenato il corpo. Così, ovunque si trovi nel mondo, si allena per un’ora e mezza da solo, magari in una camera d’albergo, e poi per 5-6 ore in teatro, con i colleghi, eseguendo esercizi aerobici e provando gli spettacoli. Tutti i giorni, con costanza, da quando aveva 12 anni.

Una vera macchina da guerra, potremmo definirlo, con un altissimo livello di sopportazione della fatica. Per i ballerini la disciplina a questo livello è fondamentale. Roberto tra l’altro studia le tecniche che usano gli sportivi per allenarsi da fermi e ha la capacità di memorizzare una coreografia senza muovere un muscolo.

Lui si interessa di tutto ciò che lo può portare al miglioramento. Non perde mai la calma, ha un super controllo che allena esattamente come fosse una parte del corpo. È in superamento continuo di se stesso insomma, in perenne evoluzione.

L’Ètoile dei due mondi

Étoile del Teatro alla Scala di Milano dal 2004, Roberto Bolle ha danzato in tutti i maggiori teatri del mondo e con le compagnie più prestigiose, tra le quali l’American Ballet Theatre, il Balletto dell’Opéra di Parigi, il Balletto del Bol’šoj e del Mariinskij-Kirov, il Royal Ballet. Si è esibito a Londra per la Regina Elisabetta, a Roma per il Papa Giovanni Paolo II, alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Torino nel 2006, diventando estremamente noto e popolare.

Oggi è Ètoile del Teatro alla Scala e Principal dancer presso l’American Ballet di New York (è l’unico ballerino italiano ad avere in contemporanea questi due ruoli), e ha un unico obiettivo: sdoganare la danza, portarla nel mondo, facendola comprendere al vasto pubblico e non solo a una nicchia di intenditori.

Roberto Bolle seduto a teatro

 

La danza per tutti

C’è un fil rouge, infatti, nell’attività di Roberto: la diffusione della danza, la rottura di un pregiudizio che c’è intorno a quest’arte, che per lui non deve più essere considerata di nicchia.

Con grande determinazione è riuscito a radunare masse che non si erano mai viste per i balletti, non soltanto qui in Italia, ma nel mondo. Ha iniziato creando il suo gala “Roberto Bolle & friend” sulla falsa riga di quanto aveva fatto Pavarotti a favore della lirica. In questo modo ha incontrato vaste platee nelle grandi piazze italiane, Piazza Plebiscito a Napoli, Piazza Duomo a Milano. E poi ha ballato al Colosseo e alle Terme di Caracalla a Roma, nella Valle dei Templi di Agrigento, nella Certosa di Capri, nel Giardino di Boboli a Firenze, a Torre del Lago Puccini e in Piazza San Marco a Venezia.

Ha utilizzato tutti i mezzi moderni per arrivare a un pubblico sempre più vasto, mantenendo sempre alta la qualità di quello che fa.

Usa molto il social, sui quali è molto attivo, unendo modernità e danza classica, ironia e tecnologia.

Impegno continuo per il prossimo
e per la cultura

Un animo generoso e sempre coinvolto. Dal 1999, Roberto Bolle è “Ambasciatore di buona volontà” per l’Unicef, organizzazione che sostiene partecipando a una serie numerosa e signi cativa di iniziative.

Dal 2007, inoltre, collabora con il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano – e nel marzo 2009 è stato nominato “Young Global Leader” dal World Economic Forum di Davos.

Nel 2012 è stato insignito del prestigioso titolo di “Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana” conferitogli dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in virtù dei meriti acquisiti verso il Paese in campo culturale.

Del 2014 è invece la Medaglia dell’Unesco, conferitagli a Parigi, per il valore culturale universale della sua opera artistica, come “riconoscimento del suo contributo alla promozione delle idee dell’Unesco attraverso la danza, come espressione culturale vivente e come vettore di dialogo”.

Un progetto dopo l’altro

La sua è una ricerca perenne. Tutte le iniziative che mirano a promuovere la danza sono frutto di sue idee. Roberto, difatti, è direttore artistico di ogni suo progetto. Per esempio, il primo Gala risale al 2000 e non ce n’è mai stato uno uguale a un altro, con lo stesso cast e lo stesso programma. Addirittura all’interno dello stesso tour, da luglio in poi, per un mese, non c’è mai una serata uguale a un’altra. Tiene molto a far conoscere ballerini particolarmente dotati, eccezionali, che per qualche ragione non hanno un palco che renda loro giustizia.

Essendo sempre in giro per il mondo, ha un punto di osservazione privilegiato, che consente di incontrare artisti che meritano di essere conosciuti. Lo fa con sincera umiltà e amore per la danza. Porta la danza in televisione, con programmi che raccolgono successo di ascolti e di critica senza precedenti (anche quest’anno sarà in Rai con Balla con me); scende per strada e invade Milano con flash mob di danza e iniziative culturali sul ballo per una intera settimana (è dello scorso giugno “On Dance – Accendiamo la danza); coinvolge artisti di fama mondiale e di ogni settore; ispira tanti giovani, che oggi studiano danza senza più vergognarsi o sentirsi incompresi. Oggi i maschi danzano con orgoglio. Anche per merito suo.

di Paola Orecchia

 

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