Prgf: nuova frontiera della chirurgia odontoiatrica

Mar 24 • NEWS • 2500 Views • Nessun commento su Prgf: nuova frontiera della chirurgia odontoiatrica

Mininvasività e rispetto della biologia individuale del paziente: il dottor Mario R. Cappellin spiega queste rivoluzionarie innovazioni in ambito odontoiatrico.

La chirurgia odontoiatrica, come molte altre branche della medicina, negli ultimi anni ha beneficiato di importanti innovazioni tecnologiche, come l’implantologia computer guidata o la rigenerativa mediante innesti ossei fresati secondo la struttura ossea della TC (tomografia computerizzata)”: l’occasione di approfondire queste interessanti novità nasce parlando con il dottor Mario R. Cappellin, direttore dell’omonima clinica e primario del reparto di Implantoprotesi e Chirurgia Orale.
“La nostra filosofia chirurgica è improntata a due concetti fondamentali, mininvasività e rispetto della biologia individuale del paziente. In parole povere, poiché ogni atto chirurgico comporta una ferita, cerchiamo di fare in modo che questa sia così ridotta da stimolare al meglio le naturali capacità di guarigione, per velocizzare la ripresa, riducendo al minimo il disagio postoperatorio. In particolare, mediante il Prgf Endoret (vedi riquadro) otteniamo una guarigione accelerata, grazie alle piastrine del paziente stesso, ricche di fattori di crescita e di antinfiammatori naturali; in questo modo possiamo impostare interventi decisamente meno invasivi, utilizzare meno farmaci chimici e ottenere risultati eccezionali in termini di rigenerazione ossea e riparazione dei tessuti gengivali”.
Per capire meglio l’argomento, chiediamo al dottore quali sono le principali differenze e i maggiori vantaggi di questa metodica: “Quando un paziente presenta una struttura ossea insufficiente per il posizionamento di impianti atti a sostenere una protesi fissa, la chirurgia rigenerativa tradizionale utilizza innesti prelevati dal paziente stesso (per esempio dall’anca o dal cranio) con evidenti rischi intra- operatori e importanti dolori postoperatori nella zona di prelievo; in alternativa possono essere utilizzati innesti ossei provenienti da cadavere (umano o animale), che comportano rischi di rigetto e problematiche etiche non trascurabili. Poiché riteniamo importante non solo l’esito chirurgico, ma anche le implicazioni psicologiche e biologiche dell’intervento, abbiamo cercato una soluzione alternativa che permettesse di evitare questi svantaggi, in modo da accogliere le richieste e i legittimi timori dei nostri pazienti. Il Prgf è ricavato da un modesto prelievo (una quantità simile a quella prelevata per gli esami del sangue), quindi elimina ogni possibile rischio di rigetto e infezione, in quanto è ottenuto dal paziente stesso”. Le piastrine sono le cellule del sangue incaricate della riparazione delle ferite, perciò “il loro utilizzo concentrato permette di accelerare la guarigione, tanto che a distanza di circa una settimana la ferita è già completamente rimarginata”, processo che normalmente impiega dai 10 ai 15 giorni, “ma soprattutto si impedisce ai batteri di infettare la ferita, perché le membrane di fibrina ottenute con la metodica Prgf formano una barriera già dal primo momento in cui il paziente viene dimesso. studi scientifici condotti mediante filmati su cellule epiteliali (quelle che rivestono la mucosa della bocca) hanno dimostrato come i fattori di crescita liberati dalle piastrine letteralmente attirino le cellule le une verso le altre, processo che nel coagulo richiede molto tempo, perché in esso sono presenti anche i globuli rossi e bianchi. Per fare un esempio banale, è come una piazza del mercato che resta chiusa finché gli addetti alle pulizie non hanno sgombrato quanto è rimasto a terra, perché se si lasciassero entrare subito auto e persone, il lavoro di pulizia ne verrebbe intralciato e molto rallentato: questo è quanto avviene concentrando e prelevando dal sangue solo le piastrine per formare il Prgf”. Questa metodica permette di migliorare qualsiasi intervento di implantologia e chirurgia orale; soprattutto i più timorosi possono godere i vantaggi del Prgf, perché il suo utilizzo permette di diminuire in modo decisivo i disagi postoperatori, primariamente gonfiore e dolore. “abbiamo ottenuto risultati straordinari nelle estrazioni dei denti del giudizio inclusi (non ancora spuntati) e nei grandi rialzi di seno mascellare (ricostruzioni ossee dei settori posteriori della mascella superiore), interventi che i pazienti temono molto, in quanto notoriamente piuttosto invasivi. Grazie all’utilizzo del Prgf è possibile ridurre al minimo il gonfiore postoperatorio, anzi in molti casi eliminarlo del tutto, ma principalmente si ottiene una protezione naturale contro le infezioni, vantaggio che permette di ridurre l’utilizzo di farmaci e di garantire un risultato più veloce e sicuro. Per portare dati oggettivi, la guarigione di un sito postestrattivo (il riempimento del vuoto lasciato dal dente estratto) passa da 14 a 6 settimane, mentre la stabilizzazione dell’innesto osseo nel rialzo di seno mascellare passa da 6 a 4 mesi; sommato alla maggiore velocità di guarigione degli impianti trattati con il Prgf (da 4 a 2 mesi), per il paziente si traduce in un tempo minore in cui deve adattarsi ai provvisori, prima di avere i denti fissi definitivi (in media da 10 mesi a 6 mesi, talvolta anche meno perché con questa metodica spesso si possono inserire impianti nello stesso intervento di ricostruzione ossea)”.
Un altro vantaggio è rappresentato dai costi, che risultano molto modesti, specialmente se paragonati ai costosi interventi di ricostruzione ossea tradizionale. “Il materiale monouso utilizzato per la metodica è decisamente economico, ma i vantaggi sono talmente importanti che presso la nostra clinica utilizziamo il Prgf in tutti gli interventi chirurgici, senza alcun costo aggiuntivo per il paziente. Inoltre, il Prgf ingloba il materiale di riempimento osseo e permette così di utilizzarne circa la metà per ottenere lo stesso volume, con evidenti vantaggi economici per il paziente; infine, grazie al fatto che le piastrine stimolano la colonizzazione degli innesti da parte degli osteociti del paziente (le cellule che formano l’osso) è possibile utilizzare materiale sintetico, evitandoi costosissimi innesti prelevati da cadavere”. Considerati i numerosi vantaggi della metodica, abbiamo chiesto al dottor Cappellin perché attualmente non sia presente e utilizzata presso tutti gli studi. “Pur essendo una metodica semplice, economica e sicura, la spiegazione per cui il Prgf si ritrova in una norma di legge, secondo cui il prelievo di sangue umano può avvenire solo in strutture convenzionate con il Centro Immunotrasfusionale dell’asl di competenza; per ottenere questa autorizzazione occorre rispettare una serie di requisiti e protocolli molto severi, volti a garantire la totale sicurezza del paziente, con ispezioni periodiche da parte delle autorità sanitarie: purtroppo, questo rappresenta un impegnativo vincolo che poche strutture si sentono in grado di sostenere. Secondo la nostra esperienza ormai pluriennale, pur essendo decisamente oneroso dal punto di vista normativo, il Prgf ha regalato a noi e ai nostri pazienti tante e tali soddisfazioni, che non potremmo più tornare indietro e rinunciare al suo utilizzo, soprattutto in considerazione dei suoi vantaggi biologici”.
“abbandonando la terminologia scientifica, possiamo tranquillamente affermare che il Prgf è un metodo naturale che si basa sull’attivazione delle piastrine presenti nel sangue del paziente stesso: il primo vantaggio è rappresentato proprio dal fatto di non utilizzare sostanze estranee all’organismo, cosa che rende la metodica sicura e perfettamente rispettosa della biologia individuale. In secondo luogo, il Prgf si lega in modo ottimale ai materiali di innesto osseo e alle superfici degli impianti, favorendo l’osteointegrazione: per chiarire il concetto, è come se le piastrine si incaricassero di garantire all’organismo una più veloce integrazione delle sostanze inorganiche (come il titanio degli impianti), attirando le cellule responsabili della formazione dei tessuti ossei e gengivali”.
Ma la metodica può essere utilizzata su tutti i pazienti o solo in casi selezionati? “Il Prgf è ottenuto dal paziente, dunque non ci sono controindicazioni al suo utilizzo, anzi più il caso è complesso e maggiori sono i vantaggi che si possono ottenere, perché si favorisce un processo di guarigione più veloce, aspetto fondamentale specialmente nei casi più difficili da affrontare con le metodiche tradizionali: è efficace anche in presenza di malattie sistemiche come il diabete, perché stimola una migliore riparazione delle ferite, o l’osteoporosi, perché induce una migliore e più veloce rigenerazione ossea”, conclude il dottor Cappellin.

PINEROLO (TO)

tel. (+39) 0121 099100
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