PIEDE DIABETICO: DA COMBATTERE A TUTTO CAMPO

Nov 11 • IN PRIMO PIANO • 1947 Views • Nessun commento su PIEDE DIABETICO: DA COMBATTERE A TUTTO CAMPO

Il dottor Emilio Trignano contro questa patologia molto diffusa in Sardegna

Nel nostro Paese tre milioni di italiani soffrono di diabete (il 4,9% della popolazione, a cui va forse aggiunto un altro di milione a cui la malattia non è stata diagnostica). Una delle sue complicanze è il cosiddetto piede diabetico, che causa lesioni cutanee, con ulcere croniche e infezioni ai tessuti molli. Il 20% delle persone con piede diabetico ha la possibilità di sviluppare ulcere. I pazienti diabetici affetti da piede diabetico sono il 50% del totale. Di questi il 30-40% è a rischio amputazione a tre anni dalle recidive, il 70% a cinque anni. A questi dati va aggiunta la particolarità della Sardegna che paga un conto altissimo a questa patologia a trasmissione genetica. I dati del Sistema Sanitario dell’isola parlano infatti di 700 nuovi casi di diabete tipo 1 all’anno; i malati sono oltre 50 mila. In pratica, il 20% della popolazione, direttamente o indirettamente, ha a che fare con problemi legati a questa patologia. La scelta del dottor Emilio Trignano di dedicarsi alla patologia del piede diabetico appare, in questo contesto, appropriata. Trignano, 36 anni, opera all’Università di Sassari, nel reparto di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica presso il dipartimento di Scienze Chirurgiche e Microchirurgiche dell’Università di Medicina e Chirurgia di Sassari. Dopo gli studi universitari, si è specializzato presso la Sapienza di Roma dove ha anche ottenuto il dottorato di ricerca, sempre in Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica. Dopo due anni all’estero, a Londra e a Taiwan (nel più grande centro al mondo per la microchirurgia), Trignano torna nella sua terra per dedicarsi alla microchirurgia con particolare interesse alla ricostruzione mammaria con il tessuto autologo e al trattamento chirurgico del piede diabetico. E punta su una tecnica microchirurgica che può evitarne l’amputazione. “I pazienti che soffrono di diabete – spiega Trignano – possono incorrere anche nella neuropatia diabetica, in pratica nella diminuzione della trasmissione nervosa alle estremità. A essere interessato è soprattutto il nervo tibiale posteriore. Questa condizione porta i pazienti a non avere più sensibilità nella pianta dei piedi. A fronte del contatto con fonti di calore, o tagli, la persona non si accorge del danno e del dolore. La conseguente trascuratezza delle ferite può generare ulcere, che necessitano di medicazione per mesi, avendo una lenta regressione. Senza contare i dolori notturni”. Per dare sollievo a questi soggetti, è possibile intervenire con la chirurgia. “Come nella mano è possibile effettuare il rilascio del nervo mediano tramite il tunnel carpale, anche nel piede è possibile il rilascio del nervo tibiale posteriore con il tunnel tarsale. Il nervo è situato posteriormente al malleolo mediale. Il tunnel tarsale è anche noto come canale tibio-astragalo-calcaneare, o canale di Richet”. Come si interviene? Innanzitutto è importante comprendere se il paziente, oltre al diabete, è soggetto alla sindrome del tunnel tarsale. Per scoprirlo la persona è sottoposta sia al Tinel Test che all’Elettroneurografia. Se sono presenti alterazioni del nervo si può eseguire il rilascio del tunnel tarsale e “liberare” il nervo compresso. L’intervento in day surgery dura circa 40 minuti con anestesia spinale. Dopo 48 ore la persona può riprendere le sue attività. “Questo intervento riduce i dolori notturni; migliora la deambulazione e previene l’insorgenza di nuove ulcere, in pazienti già soggetti e non. Questa tecnica – prosegue Trignano – secondo uno studio svolto in Giappone, porta a zero il rischio di amputazione”. Occorre precisare che, proprio per la complessità legata alla patologia diabetica, chi si sottopone all’intervento di Rilascio del tunnel Tarsale deve essere seguito con costanza dal proprio diabetologo di fiducia. La tecnica è ancora poco conosciuta. Trignano è l’unico chirurgo a praticarla in Sardegna. Nel resto d’Italia si esegue solo a Roma, Salerno e Trento. “Con l’intervento non si guarisce dal diabete – precisa Trignano – ma si ha una notevole diminuzione dei dolori. Non solo: ho dimostrato con uno studio pubblicato dalla rivista scientifica ‘Microsurgery’ che anche i vasi sanguigni del microcircolo del piede beneficiano del Rilascio del tunnel Tarsale”. Per eseguire al meglio l’intervento serve uno stretto lavoro di équipe in particolare con il diabetologo, il chirurgo vascolare, l’ortopedico e il chirurgo plastico. “Devo sempre ricordare – conclude Trignano – il fondamentale ruolo del chirurgo plastico, la cui professionalità viene troppo spesso associata solo a temi ‘estetici’. La nostra missione intende invece la chirurgia plastica come ricostruttiva: essenziale per migliorare condizioni problematiche dell’intero organismo”.

 

SASSARI – OLBIA (SS)

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