NUMERO DI NOVEMBRE 2019

Nov 18 • PUBBLICATO • 367 Views • Nessun commento su NUMERO DI NOVEMBRE 2019

Prendete due fogli di carta bianchi. Uno esponetelo alla luce, l’altro chiudetelo in un cassetto. Dopo qualche mese recuperateli e confrontateli. Quasi certamente il primo sarà ingiallito, apparirà meno bianco dell’altro rimasto al buio nel cassetto. Questo a dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, che l’ambiente che ci circonda, in questo caso l’intangibile luce, può modificare la materia. Figuriamoci cosa possono fare le parole!

Già, perché il potere delle parole è troppo importante per essere sottovalutato. Le parole sono delle potenti armi che colpiscono precisi bersagli nel cervello. Oggi, soprattutto in ambito aziendale, grazie alla programmazione neuro-linguistica, è possibile aiutare una o più persone a cambiare i pensieri e i comportamenti allo scopo di raggiungere i risultati desiderati. Analogamente mi domando se sia possibile “migliorare la qualità della vita” delle persone che hanno uno stato di salute precario. Insomma, cerco di capire se le parole possano avere una valenza terapeutica dimostrabile scientificamente e che ruolo possano avere nella “cura” dei pazienti. Rivolgendoci a questi ultimi, tutti, medici compresi, dovremmo comprendere che le parole sono un mezzo importantissimo per infondere speranza, conforto, fiducia e motivazione. Ma il benessere? La guarigione? È possibile influenzare o sconfiggere la patologia con le parole? In un saggio di alcuni anni fa l’artista e scrittore danese Morten Sondergaard evidenziava l’importanza del potere taumaturgico del linguaggio e la conseguente necessità di un’installazione concreta di una “farmacia delle parole”. Il linguaggio, sosteneva lo scrittore “è come una pillola: si consuma e incide sulla nostra concezione della realtà influenzando il nostro modo di muoverci nel mondo”. Un’ipotesi surreale e suggestiva che dovremmo, tutti, tentare di suffragare con una sperimentazione empirica.

Giuseppe Lai

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