Nel rispetto della posizione mandibolare corretta

Apr 4 • NEWS • 1936 Views • Nessun commento su Nel rispetto della posizione mandibolare corretta

Questo il principio dell’approccio moderno all’ortodonzia e alla gnatologia.

Si occupa di ortodonzia e gnatologia gia da quasi 25 anni (avendo cominciato a operare nel 1990), settori dell’odontoiatria che definisce “molto complesse e anche per questo molto affascinanti”. Così la dottoressa Sandra Martelli presenta le sue specialità professionali guidando a conoscerle e comprenderle a fondo.
“L’ortodonzia non è più solo allineamento dentale – avverte – ma è anche estetica delle labbra e del volto, avendo come obiettivo una condizione di armonia tra le arcate priva di sollecitazioni patogene a carico del sistema neuromuscolare”. Inoltre, mentre un tempo c’era la tendenza a lavorare solo sui denti lasciando le articolazioni malate, “ora si è capito che occorre innanzitutto guarire eventuali patologie articolari. Non esiste – prosegue infatti – il dente fine a se stesso, ma lo si considera un tassello dell’occlusione collegato all’articolazione, ai muscoli masticatori e dunque determinante per la postura”. A fronte di questo quadro, per la dottoressa Martelli l’approccio corretto è evidente: “il principio base di ogni trattamento è quello di rispettare la corretta posizione mandibolare”.
Altrettanto articolato è il mondo di riferimento della gnatologia, la disciplina che si occupa della fisiologia e patologia dell’articolazione temporo-mandibolare. “Ogni volta che deglutiamo, circa mille volte il giorno, le due arcate entrano in contatto attivando un preciso meccanismo di forze muscolari che si ripercuotono a catena lungo tutta la colonna vertebrale”, spiega il medico. Il movimento della mandibola è reso possibile dall’articolazione temporomandibolare e quando “questo complesso meccanismo non funziona correttamente insorge la patologia con disordini craniocervico-mandibolari, risentimento di tutto il sistema neuromuscolare e dunque anche dell’assetto posturale”. È perciò che una malocclusione può implicare disturbi posturali e alterazioni della postura possono compromettere la funzione masticatoria. La sintomatologia è varia, prosegue la dottoressa Martelli: dolore facciale, articolare, muscolare, cefalea, rumori articolari, limitazioni funzionali con ridotta apertura della bocca, acufeni. “I pazienti vagano da uno studio all’altro giungendo nel nostro con una sintomatologia spesso invalidante”, racconta sottolineando che “una corretta diagnosi, imprescindibile per una corretta terapia, può migliorare la qualità della vita dei pazienti restituendo loro benessere psico-fisico”. Per la diagnosi di disordini temporo-mandibolari “spesso non sono indispensabili esami radiologici e strumentali”, mentre è necessaria una “dettagliata anamnesi e un accurato esame clinico con manovre specifiche per determinare l’esatta natura della patologia: articolare o muscolare”.
La terapia, prosegue l’esperta, prevede “l’utilizzo di placche ortopediche che sono removibili, di resina trasparente, solitamente posizionate sull’arcata superiore”. Ne esistono di vari tipi specifici per ogni patologia e devono essere portate tutto il giorno “con tempi terapeutici che possono arrivare all’anno”. Si tratta dunque di una terapia ortopedica e “la chirurgia nei casi disfunzionali non è indicata a meno che non vi siano fratture dei condili o residui ossei nell’articolazione”. A guarigione avvenuta, bisogna stabilizzare la nuova occlusione con trattamenti ortodontici, protesici o ortodontici-protesici. “In quest’ottica – sottolinea Martelli – intendo l’ortodonzia come prevenzione di patologie e come finalizzazione dopo le terapie gnatologiche”.
L’apparecchio fisso “rimane il mezzo principe” per effettuare spostamenti dentali imponenti ed è un “investimento per un impeccabile sorriso futuro”. È costituito dagli attacchi in metallo o in ceramica e a questi viene applicato l’arco in metallo, il “vero motore dell’apparecchio”. da qualche anno, ricorda l’odontoiatra, ci si può avvalere di un tipo di apparecchio detto “invisibile”. È preferito da chi non vuole subire l’imbarazzo dell’apparecchio fisso, è privo di strutture metalliche ed è costituito da una serie di mascherine individuali in plastica trasparente, removibili, che allineano progressivamente i denti nella giusta posizione che il professionista ha determinato in fase di progettazione. Questo tipo di apparecchio deve essere portato 22 ore al giorno, ma una volta indossato è praticamente invisibile. “I tempi di terapia variano da 6 a 30 mesi- sottolinea Martelli – a seconda della gra- vità del caso. Sicuramente – aggiunge – è la risposta migliore per le esigenze estetiche degli adulti, non limitante per la vita di relazione. In sostanza: c’è, ma non si vede”. Non è quindi invasivo e per giunta non richiede manutenzione. essendo removibile, permette una più facile igiene orale. “Può essere molto utile nelle terapie articolari, ma non può essere utilizzato per tutti i tipi di malocclusioni”. Naturalmente, conclude la dottoressa Martelli, qualunque tipo di trattamento ortodontico richiede “specifiche competenze del professionista, tempi di cura generalmente lunghi, motivazione e attiva partecipazione da parte del paziente”.

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tel. (+39) 0571 711972
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