MINI-INVASIVA IN UROLOGIA

Nov 10 • NEWS • 5999 Views • Nessun commento su MINI-INVASIVA IN UROLOGIA

Vantaggi e approccio olistico secondo il professor Di Natale

Esperienza trentennale, utilizzo delle ultime innovative tecniche mini invasive e grande umanità e franchezza. Sono questi i capisaldi che  contraddistinguono l’attività del professor Giuseppe Di Natale in ambito urologico. Allievo del professor Bracci, indiscusso luminare dell’urologia moderna, il professionista romano, attivo presso la Casa di Cura Mater Dei, ha grande rispetto e attenzione per l’innovazione tecnologica che negli ultimi venti anni ha cambiato molto il modo di intervenire su patologie urologiche. “Adesso è possibile intervenire con microtelecamere super HD in modo assolutamente mini-invasivo con grande giovamento del paziente grazie alla riduzione dei tempi chirurgici e ad una ripresa post operatoria veramente rapida. Per l’intervento alla prostata, ad esempio, compiuto con il laser i pazienti tornano a casa il giorno dopo, nei casi di prostatectomia radicale a volte i pazienti possono tornare nelle proprie abitazioni addirittura in quinta giornata.

Quali sono i vantaggi delle nuove tecniche operatorie mini-invasive? “Gli interventi sono caratterizzati da tempi di reazione più immediati, ciò consente perdite di sangue ridotte, minori rischi di infezioni, insomma è cambiato tutto. L’importante è preservare il rispetto per il paziente cercando il miglior risultato per il caso specifico. In questo senso è fondamentale fare la strategia di fronte al quadro clinico. Lo studio preliminare del caso e del paziente determina già al 50% il successo dell’intervento. È assolutamente fondamentale la correttezza del giudizio clinico cui dare seguito con la tecnica operatoria più appropriata. Ciò richiede una grande esperienza clinica, che arriva non solo dalla preparazione scientifica e professionale ma naturalmente anche dall’attenzione alle nuove metodiche di intervento e su questo fronte l’urologia è tra le discipline caratterizzate dai maggiori cambiamenti”.

Come affronta il rapporto con il paziente? “Cerco sempre il meglio per il paziente: non si deve ‘solo’ guarire la malattia. L’approccio è e deve essere olistico e ciò non può prescindere da un rapporto franco e sincero con il paziente con cui voglio un dialogo diretto e cui, altrettanto direttamente, propongo le soluzioni più congeniali per superare la problematica che a volte può e deve voler dire sconsigliare l’intervento”.

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