LE NUOVE FRONTIERE DELLA CHIRURGIA VASCOLARE

Ago 9 • NEWS • 792 Views • Nessun commento su LE NUOVE FRONTIERE DELLA CHIRURGIA VASCOLARE

Chirurgia tradizionale ed endovascolare permettono di scegliere un approccio personalizzato sulle esigenze di ogni paziente  

Le principali patologie vascolari interessano le carotidi, le arterie degli arti inferiori e l’aorta addominale. Tutte e tre presentano problematiche e sintomi differenti. Un’improvvisa difficoltà anche solo di pochi istanti a muovere una mano o una gamba, una difficoltà a parlare o una riduzione del campo visivo possono essere conseguenza di un evento ischemico cerebrale e devono mettere in allarme. Tra i vari accertamenti da eseguire rapidamente in caso si presentino questi sintomi vi è un ecocolordoppler delle carotidi per evidenziare eventuali ostruzioni e alterazioni di flusso. Un dolore crampiforme che compaia a livello del polpaccio durante intervalli fissi di marcia e che si risolva fermandosi qualche minuto o addirittura un dolore persistente e continuo agli arti inferiori possono invece essere conseguenza di un’ostruzione arteriosa a livello degli arti inferiori. L’aorta, poi, l’arteria più grande del nostro corpo, può essere colpita da una dilatazione – meglio conosciuta come aneurisma -, in particolar modo a livello addominale. Nel tempo, aumentando di volume, l’aneurisma può rompersi, causando un’emorragia che può rivelarsi fatale, ma prima di tale evento può essere del tutto asintomatico. L’aterosclerosi è la principale causa dello sviluppo di un aneurisma, ma anche difetti genetici del tessuto connettivo, come nella sindrome di Marfan, rappresentano una condizione di rischio, insieme ad altri fattori quali l’invecchiamento, l’ipertensione arteriosa, l’abitudine al fumo, il diabete, l’obesità e la scarsa attività fisica. “Oggi le modalità principali di trattamento sono la chirurgia tradizionale e la chirurgia endovascolare. La prima prevede la sostituzione del tratto di aorta patologico con una protesi sintetica che viene suturata manualmente e richiede un’estesa apertura dell’addome – spiega Roberto Chiesa, professore ordinario di Chirurgia vascolare presso l’università Vita-Salute del San Raffaele e direttore dell’unità operativa di Chirurgia vascolare dell’Ospedale San Raffaele -. La Chirurgia endovascolare richiede invece due sole incisioni all’inguine o addirittura, con le tecniche più moderne, due semplici punture. Attraverso le arterie femorali vengono quindi fatti penetrare dei cateteri nel sistema vascolare, fatti navigare all’interno per permettere il posizionamento a livello dell’aorta addominale di endoprotesi in grado di escludere l’aneurisma dal flusso. Le indicazioni alla metodica tradizionale o endovascolare sono determinate sia dalle caratteristiche cliniche di ogni singolo paziente sia dall’anatomia dell’aneurisma”.

 

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