LA MINI-INVASIVA PER LE PATOLOGIE DELLA COLONNA

Mar 31 • NEWS • 25750 Views • Nessun commento su LA MINI-INVASIVA PER LE PATOLOGIE DELLA COLONNA

Il professor Pier Vittorio Nardi è tra i massimi esperti in Italia

Secondo alcune statistiche quattro persone su cinque soffrono di dolori lombari o sciatalgici, o in generale di fastidi alla schiena. Si tratta generalmente di problematiche che in base a gravità e intensità possono arrivare a limitare considerevolmente la capacità di movimento e quindi il tenore di vita. Il dolore alla colonna vertebrale può dipendere da diversi tipi di patologie: di carattere erniario o causati da stenosi, da restringimenti cioè che si realizzano per anzianità, e in certi casi per instabilità vertebrali (scoliosi, spondilolistesi).

Chiediamo al professor Pier Vittorio Nardi (www.professornardi.it), neurochirurgo, già primario di importanti strutture ospedaliere della Capitale, uno dei massimi esperti in Italia della “colonna”, come si affrontano questo tipo di dolori. “Il primo approccio è di tipo conservativo, si scelgono cioè delle terapie farmacologiche e fisioterapiche; in un secondo momento e solo dopo aver constatato il fallimento dell’approccio più ‘superficiale’ (dopo cioè due-tre settimane) consiglio di recarsi in visita dallo specialista della colonna vertebrale”. Il professor Nardi ha dedicato gli ultimi dieci anni alla specializzazione di alcune tecniche mininvasive spinali sia per la cura delle patologie erniarie sia per il trattamento del dolore, con particolare riguardo alla nucleoplastica, la kyphoplastica e la neuromodulazione spinale.

Ma quando è consigliabile ricorrere alla chirurgia? “In quei casi che non si risolvono con la conservativa – risponde il professore – la chirurgia mini-invasiva del rachide consente semplicità di esecuzione e tempi di recupero più rapidi. Con tale tecnica si accede al disco in ane- stesia locale, oppure si affrontano le stenosi per via percutanea fino ad arrivare a trattare e risolvere le instabilità vertebrali attraverso un approccio non cruento, appunto percutaneo. Il risultato è straordinario dal momento che il paziente può tornare a casa anche nel giro di due giorni con possibilità di un rapidissimo recupero e un pronto ritorno all’abituale tenore di vita”.

Qual è l’ultima frontiera della neurochirurgia? “Da qualche anno si sta lavorando sulla possibilità di rigenerare i dischi; l’ultimo ritrovato sono le membrane amniotiche che vengono fornite direttamente dalla banca dei tessuti di organo di Treviso. Naturalmente l’efficacia di questa metodica potrebbe determinare effetti straordinari perché potremmo arrivare a fermare la degenerazione e quindi a prevenire moltissime delle patologie a carico della colonna vertebrale”.

ROMA

tel. (+39) 06 80958409

www.professornardi.it

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