LA MEDICINA “HEALTHING AGING” della Dottoressa Giulia Poggi

Lug 28 • NEWS • 3457 Views • Nessun commento su LA MEDICINA “HEALTHING AGING” della Dottoressa Giulia Poggi

Invecchiare in salute è un diritto di tutti e, con la profonda esperienza della dottoressa Giulia Poggi, oggi è possibile

È più conosciuta come “medicina antiaging”, ma chi la pratica e ha ben presente l’approccio medico-scientifico complessivo che vi è sotteso considera più consono definirla “healthing aging”, la medicina per invecchiare in salute. A ciò si applica, avendo alle spalle un percorso medico di oltre 30 anni, 20 dei quali impiegati come direttore sanitario, la dottoressa Giulia Poggi, medico chirurgo, specializzata anche in fitoterapia e terapia nutrizionale e in medicina antiaging, una naturale evoluzione dei suoi interessi e del suo percorso professionale. Operante a Prato e una delle due figure mediche in Toscana aventi questo profilo, la dottoressa Poggi mette in evidenza come tale medicina sia trasversale rispetto alle esigenze di analisi del corpo umano. “Chi viene da me – sottolinea – avrà una visita da cima a fondo e un’anamnesi fisiopatologica molto ampia, per fare il punto sulle sue condizioni recenti e pregresse”. È solo dopo questa analisi accurata che si “provvederà agli eventuali interventi necessari, a partire dalla nutrizione”. La medicina antiaging, in sostanza, è una “disciplina clinica che applica conoscenze scientifiche avanzate per la diagnosi precoce, prevenzione e cura delle disfunzioni legate all’invecchiamento”, precisa la dottoressa. Essa si prefigge di “aumentare gli anni in salute delle persone, incrementandone le capacità funzionali anche sotto il profio del mantenimento estetico”. Le vie metaboliche che portano le cellule di cui i tessuti sono composti alla condizione di patologia sono molteplici e tutte connesse strettamente. “Oggi – illustra il medico – disponiamo di test diagnostici sensibili, specifici e accurati in grado di monitorare con elevati standard qualitativi non solo la presenza e la concentrazione dei loro effetti in un dato periodo di tempo. Possiamo infatti valutare la predisposizione genetica del singolo individuo a esprimere un rischio relativo a incorrere verso alcune condizioni patologiche studiando i suoi polimorfismi, che potrebbero risultare anche protettivi”. Perciò, dopo l’anamnesi e la visita, la dottoressa Poggi procede alla prescrizione di specifiche analisi del sangue e delle urine, attraverso le quali è possibile analizzare diversi aspetti. “È molto importante mettere mano a questo tipo di report – sottolinea l’esperta – poiché si tratta di attivare un lavoro di cesello alla ricerca di target particolari precorritori della malattia franca”. Il senso di un tale processo? “Se la conoscenza in certi casi può non essere suŒfficiente a eliminare l’insorgenza della malattia – risponde la dottoressa Poggi – essa può invece regalare più qualità di vita negli anni”. Si tratta, in sostanza, di attivare forme raffinate di predittività e di prevenzione, sapendo per altro che oggi “con alcuni stimoli esterni si può incidere su alcuni geni del Dna e che tale quota di geni è cospicua. Solo fino a qualche anno fa eravamo abituati a pensare in termini unidirezionali: dal Dna alla trascrizione Rna e alla sintesi proteica. Invece – prosegue l’esperta – la comunicazione è bilaterale e funziona anche a ritroso sul Dna attraverso la membrana cellulare”. Studiare con opportuni test la composizione della membrana cellulare permette tra l’altro di capire il suo indice di squilibrio, consentendo un’integrazione mirata e razionale del deficit. “Proprio dai fosfolipidi di membrana – esemplifica la dottoressa Poggi – trae origine la cascata della via in ammatoria che, in un processo cronico, è il substrato comune a tante patologie contemporanee”. Quanto all’integrazione dei deficit, ricorda il medico, è opportuno menzionare “la raccomandazione del National cancer institute per i nutraceutici”. Per essere chemioprotettivi devono essere “sicuri, eŒ efficaci, non tossici, disponibili per via orale, facilmente reperibili e ben accetti. Devono inoltre aver dimostrato rilevante eŒfficacia contro molteplici siti di azione ed essere biodisponibili in vivo”. Nella medicina antiaging è inoltre basilare l’apporto di innovativi test di medicina di laboratorio, per accedere a informazioni che è opportuno avere prima di intraprendere una terapia ormonale sostitutiva. Esse indirizzano una selezione accurata di pazienti prima ancora di monitorarli con eventuali screening successivi. “Con semplici esami ematici, urinari o salivari – conclude la dottoressa Poggi – e attraverso elaborazioni di algoritmi, possiamo esplorare l’entità di rischio neoplastico che fino ad ora potevamo solo augurarci di individuare allo stadio iniziale. Inoltre, possiamo monitorare le patologie cronico-degenerative nei casi di familiarità e stabilire l’eradicazione di processi infettivi in base a terapie farmacologiche mirate”.
La dottoressa Poggi, che in famiglia ha “respirato” da sempre medicina e biologia, oltre ad essere medico e per un ventennio direttore sanitario di strutture polispecialistiche accreditate al Ssn, ha conseguito un master biennale universitario in fitoterapia clinica, un master in nutrizione clinica, un master in bioetica all’Università Cattolica di Milano e un master in medicina antiaging. Parallelamente ha compiuto percorsi di omeopatia di risonanza e medicina sistematica integrata.

PRATO
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