LA IMPLANTO-PROTESI “IDEALE”

Nov 13 • NEWS • 1522 Views • Nessun commento su LA IMPLANTO-PROTESI “IDEALE”

Per il professor Rappelli il piano di trattamento riabilitativo deve essere modulato sulle caratteristiche del paziente

Il professor Giorgio Rappelli, coordinatore del corso di protesi dentaria dell’Università Politecnica delle Marche, si è formato in protesi dentaria nei tre anni passati presso l’Università di Ginevra e  si è poi specializzato in Implantologia all’Università di San Paolo in Brasile. È perciò la persona giusta con cui parlare di una nuova concezione dell’implanto-protesi. Lo incontriamo nel suo  modernissimo studio al centro di Ancona. “Nel caso di una riabilitazione implanto-protesica, il progetto di ciò che è più opportuno fare per quel singolo paziente si chiama piano di trattamento.   Per anni si è pensato che difronte a qualsiasi situazione ci fosse un piano di trattamento ‘ideale’. Le eventuali scelte alternative a questo venivano considerate dei compromessi. Si riteneva cioè che ci fossero dei criteri universali ideali tesi a omologare tutti i pazienti, sen-za tenere in considerazione la specificità di ognuno. Pur sapendo che esistono dei parametri di funzionalità masticatoria    da rispettare, oggi si tende invece a rimettere il soggetto-paziente al centro della nostra attenzione. Ci concentriamo perciò non solo sugli aspetti tecnici, ma sempre di più sulle reali necessità di   ognuno. Il nostro obiettivo è quello di riabilitare le persone, non le bocche”.

Quindi, una riabilitazione che tenga conto dei desideri e delle priorità del paziente oltre che degli aspetti strettamente  clinici? “Esattamente. Nello stabilire il piano di    trattamento il professionista ha diverse strade a disposizione, ma come si fa a sapere qual è la soluzione giusta per quel paziente in quella situazione? Sicuramente dovremo eseguire un’attenta valutazione biologica, medica, biomeccanica ed estetica del caso, ma questo non basta. Oggi noi siamo convinti che bisogna dedicare tempo ed energie ad ascoltare e conoscere il paziente, sapere    di cosa realmente lui ha bisogno ci aiuterà ad evitare di fare troppo o troppo poco, saper scegliere tra soluzioni molto complesse o troppo semplici. Dovremo quindi parlare con lui e scegliere insieme a lui ciò che per lui è la cosa giusta: quello sarà il piano di trattamento migliore”.

Questo approccio “umanistico” si applica solo all’implanto-protesi? “No, un’altra branca odontoiatrica nella quale è fondamentale considerare il paziente in modo individuale e  conoscere a fondo ogni suo aspetto anche extraodontoiatrico è la parodontologia. Si è visto infatti che la parodontite, la più importante causa di perdita di denti nei soggetti sopra i 65 anni, può   avere implicazioni su patologie sistemiche molto gravi come le cardiopatie ischemiche e il diabete. È perciò fondamentale inquadrare il paziente che soffre di parodontite in modo globale,  valutando tutti gli aspetti della sua salute e del suo stile di vita”.

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