La Ginecologia e la “non-chirurgia” del futuro

Lug 8 • NEWS • 3548 Views • Nessun commento su La Ginecologia e la “non-chirurgia” del futuro

 Gli effetti di un intervento, ma senza sala operatoria: il professor Mascaretti spiega come sia possibile

 

La chirurgia “non chirurgia” è una delle frontiere della medicina sempre più perseguita negli ultimi anni, che consente ai medici di curare i pazienti senza che questi debbano sottoporsi a interventi invasivi. Il professor Giulio Mascaretti è uno dei pionieri di questa filosofia. Mascaretti, oggi professore associato presso l’Università degli Studi dell’Aquila, dipartimento di Scienze cliniche applicate e biotecnologiche, nasce come ricercatore proprio presso l’ateneo. Uno dei padri dell’ecografia italiana (che pratica sin dalla metà degli anni Settanta), si è interessato per lungo tempo della sterilità di coppia, aprendo anche il primo centro per la sterilità, proprio nella cittadina abruzzese. La chirurgia non invasiva diventa uno sbocco naturale, nella carriera del professore. In pratica, spiega egli stesso, “si riesce a ottenere l’effetto di un intervento, dal punto di vista della chirurgia, senza però l’uso della sala operatoria”. A L’Aquila, grazie a un team di specialisti, viene dunque praticata la tecnica chiamata MRgFus o Hifu, ossia la terapia a ultrasuoni focalizzati ad alta intensità, disponibile presso l’Ospedale San Salvatore. Il team del professore è riuscito a fornire un apporto ulteriore alla nuova metodica. “Vengono usate le immagini della risonanza magnetica come mezzo per ‘puntare’ lo spazio esatto nel quale la terapia viene indirizzata”. Questa tecnica è usata principalmente per curare i fibromi uterini, ma a L’Aquila è stata impiegata per la prima volta anche per curare l’adenomiosi. “Grazie a questa tecnica, riusciamo a restituire alla donna un utero guarito, senza la necessità di intervento”. Un numero elevato di pazienti giunge da tutta Europa per sottoporsi al trattamento, che viene eseguito in day surgery. Dopo cinque anni, la casistica racconta che grazie all’Hifu si può ottenere una riduzione dal 70 al 100% dei fibromi, mentre l’adenomiosi focalizzata nel punto trattato non si riproduce. Il trattamento, inoltre, può anche essere ripetuto a distanza di mesi, magari per diminuire la massa tumorale o per togliere altre cisti adenomiose. Tecniche di questo genere non sono preziose solo per le pazienti, ma efficaci anche per il Servizio Sanitario Nazionale. Si stima infatti che il 70% degli interventi ginecologici in sala operatoria abbia il fibroma come oggetto, con conseguente degenza di 5-6 giorni. Considerato anche il costo del personale impiegato, con l’Hifu si arriva a un risparmio, per intervento, di 3.000-3.500 euro.

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