La chirurgia artroscopica e protesica oggi

Mar 25 • NEWS • 10007 Views • Nessun commento su La chirurgia artroscopica e protesica oggi

Il professor Giuliano Cerulli rappresenta l’evoluzione del settore.
Chirurgo ortopedico, medico dello sport, professore ordinario presso l’Università degli Studi di Perugia, direttore della Scuola di Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia, ricercatore. Si presenta con questo straordinario biglietto da visita il professor Giuliano Cerulli che, dagli anni Ottanta a oggi, ha effettuato otre trentamila interventi chirurgici, pubblicato più di 430 lavori scientifici e presenziato a più di 1.100 congressi in Italia e all’estero. La sua attività riguarda interventi sia nel campo artroscopico che protesico, presso l’Istituto Ortopedico Traumatologico Internazionale di Arezzo e presso l’Ospedale di Perugia. La chirurgia artroscopia è oggi una metodica ormai consolidata che permette di trattare lesioni e patologie di diverse articolazioni come quella del ginocchio, della spalla, della caviglia, del gomito, del polso e dell’anca. La chirurgia artroscopica del ginocchio viene effettuata per operare le lesioni dei legamenti, dei menischi e delle cartilagini e, in tal senso, lesioni molto frequenti sono quelle del legamento crociato anteriore.
“Per intervenire su queste lesioni ho messo a punto, nel 2000, una tecnica rivoluzionaria conosciuta col nome di ‘All-inside’ che permette di accelerare i processi di guarigione e di ridurre i tempi di ritorno alle attività lavorative e sportive”, spiega il professor Cerulli.
Il legamento crociato anteriore è una struttura particolarmente vulnerabile, specie negli sportivi, e quando si rompe purtroppo non ripara. Da qui, la necessità di sostituire il crociato anteriore con un tendine preso dal ginocchio stesso. “Grazie a questa tecnica riesco a sostituire il crociato mediante un solo tendine, in modo da non alterare la funzione del ginocchio”, continua il professore. “Si tratta di una tecnica mini-invasiva che si caratterizza inoltre per il fatto che si effettuano dei fori nell’osso del femore e della tibia mediante uno strumento manuale, senza l’uso di trapani, così da ottenere una guarigione biologica del nuovo legamento”.
Sempre in ambito di chirurgia artroscopia, oggi, l’artroscopia dell’anca può risolvere molti casi di lesioni di artrosi iniziali dell’articolazione senza sottoporre il paziente a interventi di protesi.
“Anche questa è una tecnica che effettuo di routine con risultati estremamente promettenti”, afferma Cerulli. “La chirurgia artroscopica della caviglia, del gomito e della spalla permette poi di effettuare interventi che ridanno il movimento a queste articolazioni. Nel 1989 sono stato il primo a sostenere l’utilità di effettuare un trattamento artroscopico dopo una lussazione acuta di spalla nei giovani sportivi sotto i 30 anni per evitare che questa lussazione potesse recidivare, come frequentemente capita”. Anche per quanto riguarda la chirurgia protesica si utilizzano oggi tecniche chirurgiche mini-invasive per la protesica di anca come del ginocchio, nonché materiali innovativi che garantiscono una più lunga durata della protesi in maniera tale che l’intervento possa rimanere unico nel corso della vita del paziente. Questi interventi, tuttavia, sono consigliabili di norma in persone dai 55 anni in su: bisogna fare in modo di non operare pazienti più giovani. Esiste dopo la protesi di anca, la possibilità che i pazienti tornino a praticare attività sportive di minimo e medio livello. Le protesi di ginocchio danno risultati estremamente positivi in circa il 95 per cento dei casi, anche se con una protesi di ginocchio non è consigliabile la ripresa delle attività sportive. “Oggi la chirurgia protesica (anca, ginocchio, spalla, caviglia, gomito) è sostitutiva. In un futuro, si spera non lontanissimo, bisogna arrivare a una chirurgia di riparazione e rigenerazione dell’articolazione artrosica. Questo è uno degli obiettivi in cui anche noi dell’Istituto di ricerca traslazionale per l’apparato locomotore – Nicola Cerulli ‘Let People Move Research Institute’ ci stiamo occupando con particolare impegno”. Non da ultimo, sono numerose anche le novità relative all’impostazione delle diagnosi e al recupero dopo i trattamenti chirurgici. “Sono 20 anni che sostengo la necessità di studiare la persona in maniera dinamica, cioè mentre cammina, utilizzando le cosiddette valutazione biomeccaniche”, spiega il professore. “Si tratta di una serie di test non invasivi che permettono di capire non solo come si muove l’articolazione malata ma anche il soggetto nella sua globalità e come la testa riesce a mantenere il controllo dell’attività dei muscoli. Questi studi sono importantissimi sia ai fini della diagnosi per indirizzare il tipo di trattamento da effettuare, sia nella fase postoperatoria per comprendere su quale struttura bisogna lavorare maggiormente per arrivare al risultato finale nel miglior modo possibile”.

PERUGIA
tel. (+39) 075 5017617 – g_cerulli@tin.it

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