Il futuro della medicina riabilitativa

Mar 10 • NEWS • 3130 Views • Nessun commento su Il futuro della medicina riabilitativa

Le nuove frontiere sono oggi promosse dal centro di chieti diretto dal professor Raoul Saggini.

È noto il ruolo della riabilitazione nelle diverse età e fasi della vita. Inizialmente utilizzata dopo interventi chirurgici dell’apparato locomotore, oggi la riabilitazione è indispensabile nel trattamento delle disfunzioni di tutto il sistema corporeo e prevede il coinvolgimento pieno del paziente, protagonista di un progetto personalizzato e costantemente verificato.
Il Centro di medicina fisica e riabilitativa dell’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti diretto dal professor Raoul Saggini (www.raoulsaggini.it) si occupa di salute nell’ambito riabilitativo con concetti innovativi di cui il professore, che è anche presidente del corso di laurea in Fisioterapia dell’Università di Chieti, si è fatto promotore.
Professor Saggini, come si caratterizza il metodo terapeutico del Centro?
Nel nostro Centro, sede di eccellenza della scuola di specializzazione in medicina fisica riabilitativa e del corso di laurea in fisioterapia dell’Università, operano solo persone qualificate o in formazione in ambito riabilitativo con la collaborazione della professoressa Rosa Grazia Bellomo. Il nostro obiettivo è fare salute interessandoci specificatamente della funzione residua e delle potenzialità delle autonomie. Il paziente, con una patologia da riabilitare sia di ordine neurologico sia dell’apparato locomotore, o di altro genere, presenta deficit che tendiamo a considerare non come carenze ma come qualcosa che è presente in maniera residua. Il nostro obiettivo è ridare funzione aumentando le capacità residue. Nell’incremento si riesce sottodimensionare il valore di quello che continua a mancare”.
Porta anche a una diversa disponibilità del paziente?
“I nostri operatori mostrano sempre la loro gioia nel ‘fare salute’. Verso la persona che noi dobbiamo soccorrere, cerchiamo di istituire un percorso con operatori sereni nel cercare di aumentare le capacità che l’individuo possiede. Il nostro approccio rende il paziente più partecipe e disponibile ad essere trattato ad alta intensità, anche per diverse ore, e con il massimo risultato. Il soggetto arriva a lavorare intensamente anche per 3-4 ore. In quelle ore noi costruiamo per lui un percorso complesso ma con l’atmosfera che riusciamo a creare abbiamo un paziente collaborativo e fiducioso”. Questo protocollo è impegnativo?
“I nostri percorsi sono faticosi per il paziente e anche per l’operatore e se si raggiungono gli obiettivi prefissati l’operatore stesso oltre che il paziente si sentirà confortato in un progetto riabilitativo condiviso. I risultati sottolineano la bontà del metodo anche attraverso una scomparsa rapida e significativa dei fenomeni dolorosi, il rapido ritorno alle attività lavorative, la riduzione delle recidive e la implementazione delle funzioni residue e autonomie a supporto non solo del paziente, anche della famiglia”.
Su quali progetti state lavorando attualmente?
“Da molti anni applichiamo la riabilitazione in ambiente microgravitario, sia acquatico sia terrestre, con strumentazioni particolari. Per esempio, il sistema Spad permette di tenere il soggetto in ambiente microgravitario e di farlo deambulare così da ricostruire a livello corticale e sottocorticale schemi motori facilitanti il riapprendimento sfruttando situazioni cognitive e propriocettive inesplorate per il soggetto. In particolare questo metodo si è dimostrato valido nella riabilitazione di grandi disabilità come i parkinsonismi, soprattutto quelli che non rispondono al trattamento farmacologico, ma anche in patologie diffuse come il mal di schiena.
In ambito sportivo siamo impegnati con progetti per la velocizzazione dei processi riabilitativi per il recupero dell’atleta. Da non sottovalutare poi gli studi sugli adolescenti per esempio con disturbi di tipo comportamentale, con patologie tipiche quali scoliosi e piedi piatti attraverso metodologie in grado di ridurre di gran lunga il numero di interventi chirurgici. Altra area di studio è l’invecchiamento ove abbiamo sviluppato progetti che permettono la prevenzione delle cadute e l’incremento di forza muscolare che aumentiamo con un sistema capace di produrre onde meccano sonore ad alto rendimento che consentono un duraturo rinforzo muscolare. In pratica il suono determina un reclutamento di unità motorie silenti e un conseguente sviluppo di forza senza effetti collaterali dannosi. Questo sistema, oggi applicato in Italia e all’estero, deriva da un processo di sperimentazione e sviluppo che ci ha visti capofila della ricerca in questi ambiti”. Come si può accedere al Centro? “Siamo una struttura privata accreditata dal Servizio Sanitario Nazionale. Eroghiamo prestazioni riabilitative e fisiochinesiterapiche di eccellenza attraverso un tariffario che rispecchia il progetto di medicina sociale che abbiamo. Utilizziamo sistemi tra i più avanzati nel mondo con un costo di applicazione di un quarto del prezzo corrente in Italia. Lavoriamo solo in un regime di diurno ad alta intensità, ma per far fronte alla richiesta di pazienti che arrivano da tutte le regioni, abbiamo una serie di strutture ricettive convenzionate che permettono soggiorni a costi molto accessibili”.

CHIETI
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