Il defibrillatore sottocutaneo a 5 anni dall’introduzione nella pratica clinica: una analisi critica

Dic 16 • NEWS • 1486 Views • Nessun commento su Il defibrillatore sottocutaneo a 5 anni dall’introduzione nella pratica clinica: una analisi critica

La concezione del defibrillatore sottocutaneo (S-ICD) è nata dall’esigenza di superare i limiti e le comorbidità correlati al lead transvenoso, il quale è considerato il “tendine d’Achille” del defibrillatore convenzionale. L’S-ICD consiste di un generatore (canister) ed un lead di defibrillazione che circondano la massa cardiaca, posizionati nello spazio sottocutaneo conservando il cuore e i suoi vasi. Dopo circa 15 anni di studi e ricerca, l’S-ICD è oramai una realtà nella pratica clinica dopo l’introduzione nella CE (2009) e successivamente negli Stati Uniti (approvazione FDA nel 2012). Il limite maggiore dell’S-ICD è l’assenza di funzionalià di pacing, e quindi non è indicato in alcune categorie di pazienti. I candidati ideali sono i pazienti giovani, quelli affetti da channelopatie, ad alto rischio d’infezione o che hanno già subito delle complicanze correlate ai cateteri transvenosi.foto

I dati più ampi sulle performance dell’ S-ICD derivano da due importanti registri (lo studio IDE e il registro EFFORTLESS). Una recente pooled analisi, includendo 882 pazienti, ha dimostrato la sua efficacia nel riconoscere e trattare le tachiaritmie ventricolari (>98%) con un tasso accettabile di shock inappropriati (7%/anno) ed infezioni. La seconda generazione S-ICD/EMBLEM rappresenta vari aspetti favorevoli come un volume minore, longevità maggiore e la compatibilità con il monitoraggio remoto. Il valore clinico e scientifico dell’S-ICD è stato approvato dalle recenti linee guida europee (ESC 2015).

 

Dott. Riccardo Cappato, MD, FESC, FHRS

Responsabile Centro di Ricerca Aritmologia Clinica ed Elettrofisiologia,

Humanitas Research Hospital, Rozzano (Milano)

 

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