IL CONTRIBUTO DELLA MINI-INVASIVA IN GINECOLOGIA

Mar 3 • NEWS • 4543 Views • Nessun commento su IL CONTRIBUTO DELLA MINI-INVASIVA IN GINECOLOGIA

Il professor Pietro Saccucci spiega i vantaggi di una chirurgia in continua evoluzione

Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologia – Ospedale San Filippo Neri ASL RmE di Roma e presidente Aigef (Associazione Italiana di Ginecologia Estetica e Funzionale), il professor Pietro Saccucci pratica la chirurgia mininvasiva, una tecnica che, oltre a rispettare l’integrità corporea ed estetica della donna, ha il vantaggio di ridurre il dolore post-operatorio, i giorni di degenza e le complicanze, con la stessa qualità ed efficacia della chirurgia tradizionale. Più in dettaglio, la chirurgia ginecologica mininvasiva prevede procedure chirurgiche realizzate con incisioni addominali o vaginali di pochi millimetri, con riduzione del dolore post-operatorio, ripresa funzionale più rapida, ridotta ospedalizzazione e ritorno tempestivo alle proprie attività.

Professor Saccucci, ciò significa che è una chirurgia più semplice? “Non è una chirurgia minore, tutt’altro. Richiede esperienza e preparazione specifiche, apparecchiature moderne e tecnologia in continua evoluzione. L’utilizzo della laparoscopia, dell’isteroscopia e della via vaginale permette un approccio chirurgico più conservativo finalizzato al mantenimento funzionale della struttura interessata”.

Che tipo di interventi eseguite? “Con queste tecniche trattiamo oltre l’80% delle patologie ginecologiche. Eseguiamo l’isterectomia, l’asportazione di fibromi e di cisti ovariche, il trattamento chirurgico dell’endometriosi e del dolore pelvico, dell’infertilità, del prolasso urogenitale e dell’incontinenza urinaria”.

L’endometriosi è considerata oggi una malattia sociale, perché? Di cosa si tratta esattamente? “È una malattia cronica, progressiva, caratterizzata dalla presenza di focolai di endometrio, il tessuto che riveste la cavità uterina e che subisce le modifiche del ciclo mestruale, al di fuori della sede naturale, generalmente nella pelvi. Causa dolori nell’area pelvica nel corso dei flussi mestruali, nei rapporti sessuali e può determinare infertilità femminile. Il frequente riscontro nelle giovani donne, l’impatto che ha sulla qualità di vita, le ripercussioni sulla sfera riproduttiva, la configurano in un quadro di malattia sociale. La diagnosi prevede un percorso clinico-strumentale, in particolare ecografico presso un ambulatorio dedicato. L’intervento chirurgico in laparoscopia rappresenta l’atto finale sia diagnostico sia terapeutico per il trattamento del dolore pelvico e dell’infertilità, che viene risolta in oltre il 30% dei casi”.

Ma anche l’incontinenza urinaria femminile è un problema sociale? “È più frequente di quanto si possa pensare. Una donna su quattro, a volte anche sotto i 40 anni, ne è affetta. Spesso si associa a prolasso degli organi genitali. L’imbarazzo che l’accompagna può indurre alla reticenza nei confronti delle altre donne e persino nei confronti del proprio medico. Comporta anche ripercussioni di tipo psicologico, occupazionale, relazionale, fisico e sessuale. In molti casi il problema viene tamponato con l’utilizzo di pannoloni con un costo annuo per il nostro Sistema sanitario nazionale di oltre 150 milioni di euro”.

Ma qual è l’attuale orientamento terapeutico? “Innanzitutto va distinto il tipo di incontinenza urinaria: da sforzo, che si manifesta quando si ride, si tossisce, si salta, si corre, si sollevano pesi; da urgenza, associata a un bisogno frequente, impellente e improvviso di urinare, anche durante la notte (nicturia). La complessità della diagnosi corretta e delle opzioni terapeutiche ci ha indotto a istituire l’ambulatorio di Ginecologia Urologica, diretto dal dottor Cosimo Oliva, presso il quale vengono eseguiti esami particolari come l’urodinamica e l’ecografia perineale. Sulla base della diagnosi ci orientiamo in prima istanza verso un trattamento di tipo non invasivo, per esempio la riabilitazione e la rieducazione della vescica e dei muscoli perineali. Il trattamento mininvasivo prevede il posizionamento sotto l’uretra di una banderella sintetica attraverso una piccola incisione vaginale oppure impianti in uretra, tramite iniezione, di materiali come silicone e acido ialuronico, con un successo complessivo fino al 90% dei casi. Inoltre, siamo tra i pochi centri in Italia a eseguire il trattamento intravescicale con tossina botulinica dell’incontinenza da urgenza, in alternativa alla cura cronica con farmaci orali. Nel trattamento del prolasso cerchiamo di preservare la funzione sessuale anche con la conservazione dell’utero, quando possibile”.

Quali sono gli obiettivi dell’Aigef? “È un’associazione di specialisti che ha come scopo la cura dell’aspetto estetico nonché funzionale dei genitali esterni femminili. Pertanto trattiamo l’invecchiamento dei genitali, gli inestetismi, le distrofie e tutte quelle condizioni patologiche ma anche fisiologiche che alterano la funzione sessuale ed estetica”.

ROMA

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