FORNITURE IN SANITÀ: A RISCHIO LE PMI

Feb 19 • IN PRIMO PIANO, NEWS • 189 Views • Nessun commento su FORNITURE IN SANITÀ: A RISCHIO LE PMI

Giuseppe Marchitelli, presidente di A.F.O.R.P. – Associazione Fornitori Ospedalieri Regione Puglia – ci parla del problema…

Esiste una difficoltà delle imprese che operano nella Pubblica Amministrazione ed in particolare verso la sanità e delle possibili azioni, che sono ritenute fondamentali per la tenuta in vita delle Pmi oltre la realtà di ogni singolo territorio. “L’impresa oggi più che mai è condizionata da scelte di economia politica. In Italia gli ultimi 15 anni sono stati caratterizzati dal tema della razionalizzazione della spesa con modelli sperimentali, per quanto riguarda gli acquisti, fino a modelli federati, per poi planare verso la situazione attuale – spiega Giuseppe Marchitelli, presidente di A.F.O.R.P. – Associazione Fornitori Ospedalieri Regione Puglia -. Ripercorrendo i fatti, ricordiamo la Finanziaria del 2000 che individuò nella Consip, Centrale di committenza nazionale, la struttura di servizio per acquisti di beni e servizi per la Pa. In seguito, per favorire la diffusione di best practices, la finanziaria del 2007 annunciò la realizzazione di un ‘sistema a rete’ per meglio armonizzare e razio- nalizzare gli acquisti pubblici: una rete delle Centrali di Committenza. L’obiettivo? La razionalizzazione degli acquisti. Successivamente si arrivò alla segmentazione in tre tipologie di cui una Centrale di Acquisto in Sanità. Ora, se si tiene conto che un progetto di razionalizzazione degli acquisti è un percorso di medio-lungo termine e comunque non inferiore ai tre anni, gli impatti sull’organizzazione sono rilevanti. Solo per citarne alcuni: nuove competenze, nuovi centri decisionali, coordinamento e controllo delle attività, riorganizzazione delle modalità operative a supporto delle nuove attività. È dunque necessaria una strategia organizzativa, la revisione totale dell’organizzazione per poter contare su professionalità esperte, di alto profilo specialistico con conoscenze gestionali ed economiche. Questo occorre anche alla Pa e le imprese si trovano a dover affrontare investimenti verso le nuove professionalità che abbiano una precisa specializzazione, proprio per essere in sintonia collaborativa verso la Pa”. Poter dire che la centralizzazione degli acquisti sia indispensabile per il controllo della spesa, deve poter corrispondere a gare che tengano conto della pluralità dell’offerta assistenziale. Invece, poiché l’obiettivo è quello di far quadrare i bilanci, si tenta in ogni caso di ottenere i prezzi più bassi. Nonostante lo Small Business Act dell’Ue indichi, a recepimento di ogni Governo, che gli appalti pubblici siano adeguati alla necessità delle Pmi, i requisiti severi relativi alla capacità economica e finanziaria spesso costituiscono un ostacolo alla partecipazione delle stesse. Ora, se si pensa che l’Italia produttiva è rappresentata da ben il 90% di Pmi e le iniziative dell’Unione Europea sono dirette a ridurre gli oneri amministrativi, a facilitare il finanziamento delle Pmi e a favorire l’accesso a nuovi mercati, non si capisce come sia possibile che le stesse Pmi vengano messe così in difficoltà. Gli appalti pubblici non sono adeguati alla necessità delle Pmi. “La normativa europea sottolinea il potenziale delle Pmi per la creazione di posti di lavoro e quindi è importante incoraggiarle – ricorda Marchitelli -. In realtà le Pmi in Italia si confrontano con i tagli verso l’acquisto di beni e servizi da parte della Pa, i ritardi nei pagamenti, il payback, lo split-payment e reverse charge. La conseguenza è che nello spirito della centralizzazione degli acquisti viene concentrata inutilmente la domanda, ostacolando e rendendo impossibile la partecipazione delle Pmi, poiché i requisiti posti sono unicamente finanziari e non riferibili alla certificazione di una offerta qualitativa.

 

I VERI RISCHI DELLA CONCENTRAZIONE DELL’OFFERTA

Continua Marchitelli: “Noi imprenditori del settore sappiamo che la spesa sanitaria non è fuori controllo e che non esistono sprechi indescrivibili: il nostro sistema di controllo della spesa sanitaria funziona abbastanza bene. Siamo più virtuosi dei tedeschi, precisando che gli acquisti per beni e servizi costituiscono meno di un quinto del totale della spesa. A questo si aggiunga la confusione che frequentemente si genera fra spesa e costo senza tener conto che l’unico criterio valido per la sanità è l’efficacia: cioè la capacità di curare i malati”. Ora se centralizzare gli acquisti corrisponde a risparmio, solo per sintetizzare il ragionamento, qualcuno ha monitorato quanto si spende per l’apparato regionale italiano della Centrale d’acquisti, quali i risultati effettivi raggiunti annualmente e i costi inferiori? Siamo ancora convinti che sia la centralizzazione in sanità a portare a un risparmio definito certo? Concludendo, ben venga la centralizzazione degli acquisti, che razionalizza il numero delle stazioni appaltanti e limita gli sprechi di denaro pubblico. È di interesse generale che comportamenti illeciti vengano combattuti ed eliminati. Ma non si può restare sordi e ciechi davanti ai rischi di una eccessiva concentrazione dell’offerta e standardizzazione dei prodotti. A lungo andare saranno penalizzati i cittadini, le aziende sanitarie e le imprese generando forniture di minore qualità, riduzione della concorrenza e aumento dei prezzi dovuto al monopolio”.

 

LA VIA DA SEGUIRE È LA TRASPARENZA

La soluzione al problema sarebbe piuttosto semplice: puntare tutto sulla trasparenza. “Il mercato si può rendere più efficiente e più trasparente con un approccio esplicativo che non si limiti a una descrizione superficiale delle differenze tra prezzi – fa notare il Presidente Marchitelli -, ma che sappia risalire alle cause di tali differenze. Sappiamo che governare la spesa sanitaria pubblica con assenza di risorse è impresa ardua, ma l’introduzione di politiche di acquisto appropriate possono garantire ai cittadini un’assistenza qualificata che va tre le generalizzazioni e i metodi finora sperimentati di razionalizzazione degli acquisti. Le risposte da dare si debbono tradurre nella fornitura di servizi a una comunità definita, una sanità orientata alla persona. Prevenzione e cure mirate. Si potrebbe risparmiare fino a 150mld in Europa in meno di 50 anni e raggiungere la sostenibilità del sistema sanitario”. Marchitelli conclude mettendo in luce quelli che sono realmente i rivoli di spreco del sistema: “I fattori che mettono a rischio la sostenibilità dei sistemi sanitari europei sono le malattie croniche, che hanno un peso dell’80% sulla spesa sanitaria. L’invecchiamento della popolazione: si ricordi che nel 2050 il 37% degli europei avrà 60 anni. Secondo l’Ocse prevedere l’evoluzione della spesa sanitaria è una delle sfide cruciali dei Paesi industrializzati. Dobbiamo tornare ad essere un Paese credibile. E l’Europa deve sapere che siamo un Paese che lavora, che investe, che intraprende, fatto da imprenditori, in gran parte piccoli, che sanno fare il loro mestiere. Tanto basta per cercare di fare vivere una speranza nuova a tutti noi”.

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