CURE PIÙ UMANE, SICURE E SENZA DOLORE

Nov 22 • IN PRIMO PIANO • 69 Views • Nessun commento su CURE PIÙ UMANE, SICURE E SENZA DOLORE

All’Azienda Ospedaliero Universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno ambienti più ludici e familiari per i bambini e un centro antiviolenza destinato alle donne

L’umanizzazione delle cure è un tema che, oltre ad appassionare l’opinione pubblica, impegna sempre più i gestori della sanità in un mutato rapporto (sempre più collaborativo) con il cittadino-utente. In primo luogo, il termine indica la necessità di rendere i luoghi di cura e le stesse pratiche medico-assistenziali più aperte, sicure e senza dolore, conciliando politiche di accoglienza, informazione e comfort con percorsi assistenziali il più possibile condivisi e partecipati con il paziente. Allo stesso tempo, umanizzazione delle cure sta a significare la doverosa definizione di un’attività progettuale in tema di formazione del personale e cura del paziente, nonché attenzione al flusso delle informazioni, alla loro semplificazione e trasparenza. In breve, dunque, il concetto dev’essere inteso come attenzione posta alla persona nella sua totalità per il soddisfacimento dei bisogni organici, psicologici e relazionali. In questa prospettiva, secondo i risultati di inchieste e di studi effettuati su utenti del servizio ospedaliero, l’esperienza del ricovero in ospedale è descritta come un evento psicologicamente traumatizzante, caratterizzato da una serie di disagi fisici e psichici che si aggiungono alla sofferenza derivante dalla patologia che ha motivato il ricorso. Una condizione che, se guardata con gli occhi di un bambino, risulta ancora più angosciante.  L’Unità Operativa di Radioterapia Pediatrica dell’A.O.U. San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno ha fatto sua questa problematica e ha operato per arricchire il percorso assistenziale creando ambienti confortevoli e “familiari” finalizzati a ridimensionare i timori dei piccoli pazienti verso tutto ciò che, nel loro immaginario, può essere associato alla sensazione di sofferenza.  La struttura, affidata al dottor Giuseppe Scimone, è stata istituita nel 2008 presso la S.C. di Radioterapia dell’ A.O.U. San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, diretta dal dottor Davide Di Gennaro. L’attività clinica si svolge in stretta collaborazione con la S.C. di Pediatria Oncologica e la S.C. di Ematologia del P.O. Pausilipon e la S.C. di Neurochirurgia dell’A.O. Santobono di Napoli: tutti i piccoli pazienti ricevono trattamenti codificati nell’ambito di protocolli dell’Associazione Italiana di Onco- Ematologia Pediatrica. I casi clinici sono esaminati e discussi collegialmente, durante riunioni multidisciplinari, anche in videoconferenza, grazie a un sistema che permette il collegamento simultaneo tra le tre strutture coinvolte. Per migliorare l’accoglienza e l’assistenza dei bambini oncologici e dei loro familiari, in una prima fase sono stati trasformati spazi (prima adibiti ad altri usi) in una ludoteca che costituisce la sala di attesa dei bambini. Il personale del reparto di Radioterapia, in collaborazione con il servizio di Psico-Oncologia, si prende cura dei bambini con entusiasmo ed è in grado di offrire aiuto e sostegno ai piccoli pazienti e alle loro famiglie. L’ obiettivo è sempre quello di creare un rapporto di fiducia con il paziente e la famiglia, che possa continuare anche alla fine del trattamento, per contribuire al processo riabilitativo del bambino nella sua vita futura. La campagna raccolta fondi 2016 di “30 ore per la vita”e dell’ “Associazione Open Onlus” ha poi permesso il completamento del progetto di umanizzazione del reparto di Radioterapia con le opere del maestro Silvio Irilli che hanno trasformato il bunker per la radioterapia in un meraviglioso acquario dove i bambini, assorbiti dalle immagini circostanti, vengono completamente rapiti e riescono a spostare l’attenzione dall’ambiente ipertecnologico del bunker, ordinariamente evocatore di paure, soprattutto per i più piccoli. Il percorso, implementato dalla psicologa di reparto, consente, attraverso la tecnica del sogno guidato, di accompagnare il paziente in un viaggio meraviglioso intriso di una fantasia che permette di vivere quella specifica realtà in maniera meno traumatizzante. È stato così verificato che il bambino, anche il più piccolo, immerso in un ambiente accogliente e rassicurante, collabora più facilmente all’attuazione del percorso e ciò consente di ridurre enormemente il ricorso all’anestesia, come ben documentato dall’esperienza maturata nell’ultimo biennio. Questa organizzazione ha permesso all’Azienda Ospedaliero Universitaria di diventare capofila del Progetto Regionale Umanizzazione delle Cure Pediatriche (Ucp) finalizzato alla creazione di un contesto sanitario e socio-sanitario che ponga al centro del sistema il paziente pediatrico durante l’intero percorso di cura. Non diversamente, in ambito ostetrico si è proceduto recentemente ad attivare la nuova Unità Operativa di Ostetricia che fa del rooming-in il proprio punto di forza. La pratica consiste nel tenere il neonato in camera con la mamma 24 ore su 24 fin dalle prime ore dopo il parto. Una vera e propria rivoluzione per le mamme che hanno accolto l’offerta ospedaliera con grande favore. Il contatto stretto e continuo tra madre e bambino fin dalla nascita, senza interruzioni, è fondamentale per molti aspetti: innanzitutto favorisce l’allattamento al seno, dando la possibilità al bambino di attaccarsi ogni qualvolta ne senta il bisogno (anziché solo alcune ore al giorno), gli permette di apprendere più rapidamente il giusto attacco e alla mamma di iniziare la produzione del latte in maniera più rapida ed efficace. Consente, inoltre, a entrambi i genitori di impratichirsi nell’accudimento del loro piccolo in maniera più efficace, diminuendo l’effetto a volte un po’ traumatico del passaggio dall’ospedale al domicilio, dove i genitori, all’inizio, possono percepire un senso di spaesamento e di solitudine. Soprattutto, però, soddisfa l’attesa della mamma che ha difficoltà a distaccarsi dal neonato. Non ci sono regole né imposizioni da parte del personale sanitario. Peraltro, in presenza di esigenze particolari o in caso di temporanea difficoltà della puerpera, è il personale in servizio a occuparsi del neonato, presso il nido. Compito delle ostetriche è, infatti, quello di sostenere le neo mamme da ogni punto di vista, pratico e psicologico, per accompagnarle ad accudire in modo autonomo il proprio figlio. L’A.O.U. San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, però, non smette mai di guardarsi intorno, di volgere lo sguardo alle problematiche che più colpiscono la propria utenza. Nel rispetto delle donne, sensibile al tema della violenza di genere che sta dilagando con sempre maggiore frequenza, l’azienda ha aderito al protocollo d’intesa stilato con la Corte d’Appello del Tribunale di Salerno per la promozione di strategie condivise, finalizzate alla prevenzione e al contrasto del fenomeno della violenza di genere e, in particolare, nei confronti delle donne. È stato istituito, quindi, il Centro Antiviolenza “Artemisia”, inaugurato lo scorso maggio dalla Ministra Valeria Fedeli. I locali sono collocati in posizione defilata rispetto alla centralità del Pronto Soccorso, con la precisa finalità di assicurare, a chi ne abbia bisogno, un ambiente protetto e al tempo stesso rasserenante. La responsabile della struttura, dottoressa Rosa Esposito, interfacciandosi con il ministero di Giustizia, ha formato personale qualificato, operante al Pronto Soccorso, in grado di individuare anche le violenze silenziose, quelle taciute, in ultima analisi più pericolose. Segni e/o sintomi che destano l’attenzione del personale (lesioni contusive ripetute, fratture ossee anomale, strane e continue “cadute” accompagnate a difficoltà da parte del soggetto di ricordare la dinamica dell’incidente) sono trattati con particolare cura e le pazienti vengono accompagnate allo sportello d’ascolto per esternare il malessere, ove fosse presente. Particolare attenzione, inoltre, è rivolta ai bambini dal personale, i cui casi di abuso si stanno moltiplicando in maniera impressionante. Lo Sportello d’Ascolto Artemisia è un supporto per le persone, purtroppo numerose, vittime di abusi, da cui intendano trovare una via d’uscita. E, a oggi, sono tante le persone che hanno chiesto aiuto. È, altresì, doveroso menzionare il “percorso femore”, attivato presso la Clinica Ortopedica dell’Ospedale Ruggi di Salerno, diretta dal professor Nicola Maffulli, e l’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale S. Maria dell’Olmo di Cava de’ Tirreni, diretta dal dottor Vincenzo Monaco, finalizzata al trattamento della frattura del collo del femore, in pazienti ultrasessantacinquenni, entro le 48 ore dall’evento traumatico. Sono ormai solo un lontano e brutto ricorso i dati Agenas del 2015 che riportavano che a Salerno solo il 5% dei pazienti potesse essere operato nel canonico tempo stabilito. A gennaio 2017, dopo soli tre mesi di attivazione del percorso, grazie alla stretta collaborazione fra ortopedici, internisti, anestesisti e medici del Centro Trasfusionale, si era già raggiunto il 58% dei soggetti trattati con le modalità appena ricordate. Oggi, anche grazie agli sforzi del direttore generale Nicola Cantone, che ha supportato il percorso soddisfacendo tutte le richieste necessarie, ben il 74% dei pazienti giunti al Pronto Soccorso viene operato entro 48 ore, con una degenza media ospedaliera di 2,46 giorni.

SALERNO

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